Scopri come prenderti cura della tua monstera deliciosa

 

Monstera: storia, origini, varietà e consigli per prendersene cura

Con le sue grandi foglie verdi, lucide e attraversate da tagli e aperture naturali, la Monstera è diventata una delle piante da appartamento più amate. È scenografica, cresce rapidamente e, con le attenzioni giuste, può accompagnarci per molti anni.

Ma da dove deriva il suo nome? Quali sono le varietà più diffuse e come possiamo prendercene cura correttamente?

INDICE:

  • Perché si chiama Monstera?
  • Le origini della Monstera
  • Le principali tipologie di Monstera in commercio
    • Monstera deliciosa
    • Monstera deliciosa Albo Variegata
    • Monstera deliciosa Thai Constellation
    • Monstera deliciosa Aurea
    • Monstera adansonii
    • Monstera obliqua
    • Monstera dubia
    • Monstera siltepecana
    • Attenzione alle “Mini Monstera”
  • Come prendersi cura della Monstera deliciosa
    • La luce è nutrimento
    • Pulire le foglie significa aiutarla a ricevere luce
    • Il vero rischio è spesso troppa acqua
    • Quale acqua usare?
    • Temperatura e umidità
    • Un sostegno aiuta la Monstera a crescere
    • Concimazione
    • Potatura e propagazione
    • I segnali più comuni
      • Foglie gialle
      • Punte e bordi marroni
      • Foglie piccole e senza aperture
      • Macchie scure e fusto molle
    • Occhio ai parassiti
    • Monstera, bambini e animali domestici
    • Una pianta non segue il calendario

Perché si chiama Monstera?

Il nome Monstera deriverebbe probabilmente dal latino monstrum, termine che può essere tradotto come “mostruoso”, “straordinario” o “fuori dal comune”. Il riferimento è alle dimensioni che la pianta può raggiungere e soprattutto all’aspetto insolito delle sue foglie mature, caratterizzate da profonde incisioni e aperture.

Non sono state le lumache a causarle 😉 ma sono una caratteristica naturale della pianta. Le foglie giovani, infatti, nascono generalmente intere e iniziano a sviluppare tagli e fori soltanto durante la crescita, se ricevono luce e condizioni adeguate.

La specie più conosciuta è la Monstera deliciosa. L’aggettivo deliciosa significa “deliziosa” e si riferisce al frutto prodotto dalle piante adulte nel loro ambiente naturale. Quando è completamente maturo, il frutto è commestibile e aromatico. Se consumato acerbo, invece, può risultare irritante e non deve essere mangiato.

Le origini della Monstera

La Monstera appartiene alla famiglia delle Araceae, la stessa di filodendri, pothos, anthurium e spatifilli.

Il genere Monstera è originario delle regioni tropicali del continente americano. In particolare, la Monstera deliciosa proviene dalle foreste umide comprese tra il Messico meridionale e il Guatemala. In natura cresce come una grande pianta rampicante, utilizzando i tronchi degli alberi per salire verso la luce.

Le sue radici aeree non sono quindi un difetto e non devono necessariamente essere eliminate: servono alla pianta per aggrapparsi, sostenersi e cercare umidità. In casa possiamo accompagnarne la crescita con un tutore, un palo rivestito di fibra vegetale o un supporto stabile.

Le particolari aperture delle foglie potrebbero aiutare la pianta ad adattarsi alla vita nella foresta tropicale, permettendo alla luce, al vento e alla pioggia di attraversare più facilmente la superficie fogliare.

Le principali tipologie di Monstera in commercio

Nel linguaggio comune si parla spesso di “varietà di Monstera”, ma sul mercato troviamo sia specie botaniche differenti sia cultivar e forme variegate della stessa specie.

Monstera deliciosa

È la Monstera classica e più diffusa. Presenta foglie verdi, grandi e cuoriformi che, maturando, sviluppano le tipiche incisioni laterali e, nelle condizioni migliori, anche fenestrazioni interne.

È una pianta vigorosa e relativamente semplice da coltivare. Con un buon supporto e molta luce indiretta può sviluppare foglie sempre più grandi e mature.

La cosiddetta Monstera borsigiana viene spesso venduta come una tipologia separata, più compatta e con internodi maggiormente distanziati. Dal punto di vista botanico, tuttavia, Monstera borsigiana è attualmente considerata un sinonimo di Monstera deliciosa, non una specie distinta.

Monstera deliciosa Albo Variegata

La Monstera Albo è caratterizzata da porzioni bianche o color crema che possono comparire sotto forma di macchie, striature o ampi settori.

Ogni foglia può produrre una variegatura differente, rendendo ogni esemplare unico. Le parti bianche sono prive o povere di clorofilla e non contribuiscono alla fotosintesi: per questo la pianta cresce generalmente più lentamente rispetto alla Monstera completamente verde.

Ha bisogno di molta luce indiretta per conservare una buona variegatura, ma deve essere protetta dal sole intenso perché le zone bianche si bruciano più facilmente. La quantità di bianco non deve essere eccessiva: una pianta ha comunque bisogno di una parte verde sufficiente per produrre energia.

Monstera deliciosa Thai Constellation

La Thai Constellation presenta una variegatura color crema distribuita sulla foglia attraverso puntini, schizzi e zone marmorizzate. Il disegno ricorda un cielo stellato, da cui deriva il nome “Constellation”.

A differenza dell’Albo, che può mostrare ampie porzioni di bianco molto netto e una variegatura più imprevedibile, la Thai presenta generalmente una punteggiatura più diffusa e tonalità tendenti al crema.

Anche questa tipologia cresce più lentamente rispetto alla Monstera verde e richiede una posizione molto luminosa, sempre evitando il sole diretto nelle ore più calde.

Monstera deliciosa Aurea

Nella Monstera Aurea la variegatura assume tonalità gialle, verde lime o dorate. Il contrasto può essere marmorizzato oppure comparire in settori più definiti.

È meno comune rispetto alla Monstera verde e necessita delle stesse attenzioni riservate alle altre forme variegate: luce abbondante ma filtrata, irrigazioni controllate e un substrato molto drenante.

Monstera adansonii

La Monstera adansonii ha foglie più piccole, sottili e allungate rispetto alla deliciosa. Le aperture si sviluppano soprattutto all’interno della lamina fogliare, mentre i bordi spesso rimangono interi.

Ha un portamento rampicante o ricadente: può essere coltivata su un tutore oppure lasciata scendere da una mensola o da un vaso sospeso. Nonostante venga talvolta confusa con la deliciosa giovane, si tratta di una specie differente.

Monstera obliqua

È una specie rara, delicata e spesso confusa con alcune forme di Monstera adansonii. Le sue foglie possono essere estremamente sottili e presentare aperture molto estese.

Molte piante vendute come “Monstera obliqua” sono in realtà adansonii. Prima di acquistare un esemplare costoso è quindi consigliabile verificarne attentamente la provenienza e l’identificazione.

Monstera dubia

La Monstera dubia presenta una crescita molto particolare. Da giovane aderisce al supporto con foglie piccole, piatte e spesso decorate da venature argentate. Durante la maturazione cambia aspetto e sviluppa foglie più grandi e fenestrate.

Per osservarne la trasformazione è indispensabile fornirle una superficie verticale sulla quale arrampicarsi.

Monstera siltepecana

È riconoscibile, soprattutto nella fase giovanile, per le foglie allungate dalle tonalità verde-argento e per le nervature più scure. Anche questa specie cambia aspetto crescendo e, se coltivata su un tutore in condizioni adeguate, può produrre foglie più grandi e fenestrate.

Attenzione alle “Mini Monstera”

La pianta comunemente chiamata Mini Monstera, spesso venduta con questo nome, è generalmente una Rhaphidophora tetrasperma. Appartiene alla famiglia delle Araceae e ricorda una piccola Monstera, ma appartiene a un genere botanico differente.

Come prendersi cura della Monstera deliciosa

La Monstera deliciosa è una pianta piuttosto adattabile, ma questo non significa che possa essere sistemata ovunque e annaffiata seguendo un calendario.

Per farla crescere bene servono soprattutto luce, acqua nella giusta quantità, un buon substrato e osservazione.

Non occorrono regole complicate. È molto più utile capire come funziona la pianta e imparare a riconoscere i suoi segnali.

La luce è nutrimento

La luce non serve soltanto a rendere bella una pianta.

Attraverso le foglie la Monstera utilizza l’energia luminosa nella fotosintesi per produrre gli zuccheri necessari alla crescita. Dal terreno, invece, assorbe attraverso le radici acqua e sali minerali.

Per questo la posizione è così importante.

La Monstera cresce bene in ambienti luminosi, preferibilmente con luce abbondante ma indiretta. Una posizione vicino a una finestra è generalmente un buon punto di partenza. Se la finestra riceve molte ore di sole diretto, soprattutto in estate, una tenda leggera può aiutare a filtrarlo.

Una luce insufficiente può rallentare la crescita e ridurre la formazione delle tipiche aperture nelle foglie, chiamate fenestrazioni.

Le varietà variegate, come Monstera Albo e Thai Constellation, hanno generalmente bisogno di ancora più luce rispetto alle forme verdi, perché le parti bianche o crema delle foglie contengono meno clorofilla.

Il sole diretto molto intenso può invece provocare macchie secche e bruciature.

Quando una Monstera arriva in casa, non serve spostarla continuamente alla ricerca del posto perfetto.

Scegli una zona luminosa e lasciale il tempo di ambientarsi.

Nel giro di una o due settimane inizierà già a dare indicazioni. Una pianta che sta bene appare generalmente tesa, vitale e orienta naturalmente le foglie verso la luce.

Quando invece qualcosa non funziona può apparire semplicemente più spenta.

È osservando questi piccoli cambiamenti che si impara davvero a coltivarla.

Pulire le foglie significa aiutarla a ricevere luce

Le grandi foglie della Monstera raccolgono facilmente polvere.

Con il tempo può formarsi una patina che riduce la quantità di luce che raggiunge la superficie fogliare.

Per questo è utile pulire periodicamente le foglie con un panno morbido leggermente umido.

Non è soltanto una questione estetica.

Pulire una foglia significa mantenere libera la superficie con cui la pianta intercetta la luce e, allo stesso tempo, avere l’occasione di osservarla da vicino.

È spesso proprio durante la pulizia che si notano per primi cocciniglie, tripidi, ragnetto rosso, piccole macchie o altri segnali che altrimenti potrebbero passare inosservati.

Quando pulisci una foglia, sostienila delicatamente con una mano per evitare di esercitare troppa pressione sul picciolo.

Meglio evitare lucidanti fogliari, oli e altri prodotti che possono lasciare residui sulla superficie.

Il vero rischio è spesso troppa acqua

Uno degli errori più frequenti nella coltivazione delle piante d’appartamento è l’eccesso di acqua.

La Monstera non fa eccezione.

Le radici hanno bisogno di acqua, ma anche di ossigeno. Quando il terreno rimane costantemente saturo, l’aria diminuisce e aumenta il rischio di marciume radicale.

Per questo non bisogna seguire un calendario rigido.

Prima di annaffiare è sufficiente controllare il terreno. Se i primi centimetri sono ancora umidi, non c’è fretta.

In inverno, quando la temperatura diminuisce e la crescita rallenta, il terreno rimane umido più a lungo e le annaffiature devono generalmente essere ridotte.

La regola più utile rimane semplice:

se il terreno è ancora umido, aspetta.

Annaffiare dal basso

Un metodo pratico consiste nell’annaffiare la Monstera dal basso.

Il vaso di coltivazione può essere sistemato dentro un contenitore leggermente più grande con un po’ d’acqua.

Attraverso i fori sul fondo il substrato assorbirà gradualmente l’umidità.

Quando il terreno risulta sufficientemente bagnato, il vaso può essere tolto e lasciato sgocciolare.

L’acqua rimasta nel recipiente non deve restare a lungo a contatto con le radici.

Il principio è semplice:

la pianta deve poter bere, ma non deve vivere con i piedi nell’acqua.

In estate si può annaffiare per immersione

Durante i mesi più caldi, quando il terreno tende ad asciugarsi più velocemente, può essere utile anche l’annaffiatura per immersione.

Serve un secchio o un recipiente abbastanza grande da contenere tutto il vaso.

Immergi il vaso nell’acqua per alcuni secondi. Dal substrato inizieranno a uscire piccole bolle d’aria.

Quando le bollicine diminuiscono o smettono quasi del tutto, solleva il vaso e lascialo sgocciolare per qualche minuto, in modo che tutta l’acqua in eccesso possa uscire dai fori sul fondo.

In questo modo il substrato viene bagnato uniformemente, comprese eventuali zone rimaste molto asciutte.

In piena estate una Monstera annaffiata in questo modo può spesso rimanere bene anche per circa 7-10 giorni.

È però soltanto un’indicazione.

Caldo, luce, dimensione della pianta, vaso e tipo di substrato possono cambiare molto i tempi di asciugatura.

Anche dopo un’annaffiatura per immersione, quindi, è sempre meglio controllare il terreno prima di bagnare nuovamente.

Il coprivaso cambia i tempi di asciugatura

Anche il contenitore modifica il comportamento del terreno.

Un vaso di coltivazione inserito dentro un coprivaso molto aderente ha meno circolazione d’aria e tende a mantenere il substrato umido più a lungo.

Un vaso maggiormente esposto all’aria tende invece ad asciugarsi più velocemente.

Per questo due Monstere della stessa dimensione possono avere esigenze completamente diverse.

Se utilizzi un coprivaso, controlla sempre che sul fondo non rimanga acqua stagnante dopo l’annaffiatura.

Anche la dimensione del vaso conta

Un vaso grande contiene più substrato e tende a trattenere l’umidità più a lungo.

Un vaso piccolo, invece, contiene poca terra e può asciugarsi molto rapidamente.

È questo uno dei motivi per cui le piante molto giovani coltivate in piccoli vasetti richiedono un po’ più di attenzione.

Allo stesso tempo, mettere una piccola Monstera dentro un vaso molto più grande non significa farle un favore.

Una quantità eccessiva di terriccio rispetto al volume delle radici può rimanere bagnata troppo a lungo.

Quando si rinvasa è quindi meglio aumentare le dimensioni gradualmente, scegliendo un vaso soltanto poco più grande del precedente.

Il substrato deve respirare

La Monstera apprezza un terreno fertile, ma soprattutto arioso e drenante.

Un terriccio troppo compatto trattiene acqua e lascia poco spazio all’aria.

Si può utilizzare un buon substrato per piante verdi alleggerito con materiali che ne migliorino la struttura, come:

  • perlite;
  • pomice;
  • corteccia fine;
  • fibra di cocco.

Non serve trasformare il rinvaso in una formula di laboratorio.

L’obiettivo è semplicemente ottenere un substrato che assorba acqua ma che non rimanga pesante e fradicio per giorni.

Il vaso deve sempre avere fori di drenaggio sul fondo.

Il rinvaso diventa necessario quando le radici occupano quasi completamente il contenitore, fuoriescono dai fori oppure il terreno si asciuga ormai troppo rapidamente.

Quale acqua usare?

Quando è possibile raccoglierla in modo pulito, l’acqua piovana è un’ottima risorsa.

Può essere raccolta in una bacinella e poi trasferita in bottiglie o taniche dedicate.

Se in casa ci sono bambini, è importante conservare questi contenitori separatamente dall’acqua potabile e fuori dalla loro portata.

Nelle zone dove l’acqua del rubinetto è molto dura si può utilizzare anche acqua filtrata o a basso contenuto di sali.

Lasciare semplicemente riposare l’acqua del rubinetto non elimina invece il calcare.

L’acqua demineralizzata può essere utilizzata in alcune situazioni, ma non è necessario complicare troppo la gestione della pianta.

Quando c’è a disposizione acqua piovana pulita, si dispone già di un’ottima soluzione.

Temperatura e umidità

La Monstera ama il caldo.

Una temperatura domestica compresa indicativamente tra 18 e 24 °C è generalmente ideale.

È meglio proteggerla da correnti fredde, sbalzi improvvisi e dal contatto diretto con termosifoni o getti d’aria dei condizionatori.

Una normale umidità domestica può essere sufficiente per una Monstera verde ben adattata.

Un ambiente leggermente più umido può però favorire una crescita regolare, soprattutto nel caso di piante variegate o di esemplari giovani.

Un sostegno aiuta la Monstera a crescere

In natura la Monstera è una pianta rampicante.

Non nasce per crescere come un cespuglio isolato: utilizza alberi e altri supporti per salire verso la luce.

Anche in casa un tutore può quindi aiutarla.

Un palo rivestito di fibra, corteccia o muschio permette alla pianta di crescere in maniera più ordinata e può favorire lo sviluppo di foglie sempre più grandi.

Le radici aeree possono essere accompagnate delicatamente verso il tutore oppure indirizzate nel substrato.

Non è necessario tagliarle.

Fanno parte del modo naturale in cui la pianta cresce e cerca sostegno.

Concimazione

Durante primavera ed estate, quando la pianta è in fase di crescita, può essere utilizzato un concime equilibrato per piante verdi.

È importante rispettare le dosi indicate dal produttore.

Più concime non significa più crescita.

Un eccesso di fertilizzante può provocare accumulo di sali nel terreno e danneggiare le radici.

In autunno e inverno, quando la crescita rallenta e la quantità di luce diminuisce, la concimazione può essere ridotta o sospesa.

Le fenestrazioni arrivano con il tempo

Le foglie giovani della Monstera sono spesso intere.

Le caratteristiche aperture compaiono progressivamente con la crescita.

Luce sufficiente, dimensioni della pianta, maturità e presenza di un supporto possono favorire lo sviluppo di foglie più grandi e fenestrate.

Se una Monstera già adulta continua invece a produrre foglie molto piccole e completamente intere, vale la pena controllare soprattutto la quantità di luce e le condizioni generali di crescita.

Non bisogna però avere fretta.

La Monstera cambia insieme al tempo.

Ed è proprio una delle sue caratteristiche più affascinanti.

Potatura e propagazione

Le foglie completamente secche o seriamente danneggiate possono essere eliminate con forbici pulite e affilate.

Per propagare una Monstera è invece necessario prelevare una porzione di fusto che comprenda almeno un nodo.

Il nodo è il punto da cui la pianta può produrre nuove radici e nuovi germogli.

Una singola foglia tagliata senza nodo può anche rimanere verde per molto tempo, soprattutto se tenuta in acqua, ma non può dare origine a una nuova pianta completa.

La talea con nodo può essere radicata in acqua oppure direttamente in un substrato adatto, mantenendola in una posizione luminosa e calda.

I segnali più comuni

Una pianta non manda notifiche, ma comunica continuamente attraverso foglie, fusto e terreno.

Foglie gialle

Possono essere causate da troppa acqua, substrato poco drenante o luce insufficiente.

Una singola foglia vecchia che ingiallisce lentamente può invece rientrare nel normale ricambio della pianta.

Punte e bordi marroni

Possono essere collegati ad aria molto secca, annaffiature irregolari, eccesso di sali nel terreno o vicinanza a fonti di calore.

Foglie piccole e senza aperture

Una Monstera giovane produce naturalmente foglie intere.

Se invece una pianta adulta smette di produrre foglie grandi e fenestrate, può avere bisogno di maggiore luce, di un supporto o di condizioni di crescita migliori.

Macchie scure e fusto molle

Possono indicare un eccesso d’acqua e un problema alle radici.

In questi casi è importante lasciare asciugare il substrato e controllare che drenaggio e radici siano in buone condizioni.

Occhio ai parassiti

Anche una Monstera apparentemente sana può essere attaccata da parassiti.

I più comuni sono:

  • cocciniglia;
  • tripidi;
  • ragnetto rosso.

Controllare ogni tanto soprattutto la pagina inferiore delle foglie consente di accorgersi dell’infestazione quando è ancora limitata.

Ed è un altro motivo per cui pulire regolarmente le foglie è così utile.

Monstera, bambini e animali domestici

Foglie e fusti della Monstera contengono cristalli di ossalato di calcio.

Se vengono masticati o ingeriti possono provocare irritazione della bocca, salivazione, dolore e disturbi gastrointestinali.

Per questo è prudente tenere la pianta fuori dalla portata dei bambini piccoli e degli animali che hanno l’abitudine di mordere le foglie.

Anche il frutto della Monstera deliciosa non deve essere consumato prima della completa maturazione.

Una pianta non segue il calendario

Non esiste una frequenza universale per annaffiare una Monstera.

Non esiste nemmeno una posizione perfetta che vada bene in tutte le case.

Cambiano la temperatura, la luce, l’umidità, il vaso, il terreno e la stagione.

Per questo una delle regole più utili è anche la più semplice:

prima di intervenire, osserva.

Una pianta non ha bisogno di cure continue.

Ha bisogno soprattutto di condizioni stabili.

Luce sufficiente, un substrato che respiri, acqua quando serve, foglie pulite e un po’ di attenzione sono già gran parte del lavoro.

Prendersi cura di una Monstera significa imparare a riconoscere i suoi tempi.

Perché la cura non è fare sempre qualcosa.

È capire quando qualcosa serve davvero.

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Alocasia Frydek Variegata: trucchi per un rinvaso perfetto!

Le alocasie sono uno dei generi botanici più amati dagli appassionati di piante di tutto il mondo:
grazie alle loro forme singolari, colori sgargianti e texture particolari, ogni specie è unica nel suo
genere. Tuttavia, nonostante questa grande varietà, sono spesso accomunate da una cosa: l’avere
una pessima nomea. Hanno infatti la fama di piante capricciose, difficili da coltivare e… Facili da
far morire! Ma è davvero così?

Conosciamo le Alocasie

Le alocasie sono piante originarie delle foreste pluviali del Sud-est asiatico: questo significa che in
natura crescono in ambienti umidi, ombreggiati e caldi, spesso sotto la chioma degli alberi, dove
ricevono luce filtrata e l’umidità dell’aria è molto alta. Il nostro obiettivo quando le coltiviamo in
casa è riprodurre delle condizioni che siano il più simili possibile a quelle che troverebbero in
natura, e questo non è sempre semplicissimo!

Ecco alcune delle regole indispensabili per una
crescita corretta:
-Temperatura: tra i 18–28 °C, mai sotto i 15 °C (sono molto sensibili al freddo).
-Umidità: medio-alta (possibilmente sopra il 60%), ma di solito l’umidità che abbiamo in casa è
sufficiente.
-Luce: dev’essere abbondante ma indiretta, filtrata dalla vegetazione o da tende nei mesi più caldi.
Esiste un ultimo fattore indispensabile per la corretta coltivazione domestica dell’alocasia, forse il
più importante di tutti: rinvasare la pianta correttamente e scegliere un nuovo substrato adeguato
alle sue esigenze!

Il rinvaso

Quando rinvasiamo è bene eliminare il più possibile il vecchio substrato, cercando in ogni caso di
agire con la massima delicatezza e non spezzare le radici. Infatti, si tratta di una pratica molto
stressante per l’alocasia, che spesso reagisce seccando le sue foglie più vecchie. Questo è del tutto
normale, e se hai fatto tutto correttamente non devi aver paura, poiché ne farà presto di nuove!

Ad ogni modo, il rinvaso si esegue principalmente in tre casi:
-Quando abbiamo acquistato da poco la pianta ed è ancora nel vecchio substrato di coltivazione:
quest’ultimo non è nocivo, ma è più adatto alla coltivazione in serra piuttosto che a quella
domestica.
-Quando la pianta ha colonizzato l’intero panetto di terra che aveva a disposizione.
-Quando notiamo la presenza di marciume radicale e dobbiamo intervenire con un rinvaso di
emergenza per minimizzare i danni e salvare la pianta.

La scelta del nuovo substrato

Il terriccio è uno degli aspetti fondamentali per la salute della pianta. Le radici delle alocasie hanno
bisogno di un ambiente arioso, drenante, ma anche in grado di trattenere un bel po’ di umidità.
Escludendo i materiali inerti dal mix, rischiamo che eccedendo con le bagnature la pianta possa
andar incontro a marciume radicale. D’altro canto, escludendo i materiali in grado di trattenere
l’umidità, rischiamo di avere radici che si seccano facilmente perché troppo asciutte.

È quindi fondamentale creare un substrato ben bilanciato e con una buona dose di sostanza organica.

Ecco un mix perfetto per una crescita vigorosa delle alocasie:
-40% di sfagno: si tratta di un materiale che può trattenere fino a 20 volte il suo peso in acqua, ma
non si compatta facilmente e favorisce dunque un’ottima ossigenazione delle radici.
-40% di perlite: è un materiale inerte particolarmente utile per evitare ristagni e favorire
l'ossigenazione delle radici. Infatti, aumenta gli spazi d’aria nel substrato evitando che diventi
troppo compatto.
-20% humus di lombrico: migliora la struttura del mix e fornisce un giusto apporto di sostanze
nutritive, microelementi e batteri buoni.
Questo mix andrà mantenuto sempre umido, facendo asciugare leggermente tra una bagnatura e
l’altra.

La scelta del nuovo vaso

Questo è un altro aspetto cruciale! Spesso si sceglie erroneamente un vaso troppo grande pensando
di far del bene all’Alocasia: in realtà è una delle principali cause di morte di queste piante. Infatti,
quando nel vaso c’è troppa terra rispetto al volume di radici, l’umidità è trattenuta per troppo tempo,
con conseguenti possibili marciumi radicali (ai quali le alocasie sono molto vulnerabili).

 

È fondamentale che il vaso sia proporzionato all’apparato radicale: la pianta dovrebbe quasi starci
stretta (vedi immagine). È inoltre molto importante che alcune delle radici tocchino il bordo del
vaso, in maniera tale da poterne monitorare la crescita e lo stato di salute. E qui potresti pensare:
“Sì, ma anche se toccano il bordo del vaso, come faccio a vederle?”. Scegliendo vasi trasparenti, un
po’ come si fa con le orchidee Phalaenopsis!

Conclusioni

Coltivare un’Alocasia Frydek Variegata (o qualsiasi altra varietà) può sembrare una sfida, ma con le
giuste accortezze — luce indiretta, ambiente umido, substrato drenante e un vaso della misura
giusta — è assolutamente possibile farla prosperare anche in casa.
Ricorda: queste piante non sono capricciose per natura, semplicemente hanno bisogni specifici che
vanno rispettati.

Evita rinvasi troppo aggressivi, non esagerare con le innaffiature e non avere fretta:
le Alocasie hanno i loro tempi e, se le tratti con pazienza, sapranno ricompensarti con foglie
spettacolari e nuove crescite continue.

Prendersi cura di un’Alocasia è un po’ come instaurare un dialogo: ascolta la pianta, osserva i suoi
segnali e adattati alle sue esigenze. Solo così potrai goderti la sua bellezza esotica a lungo — senza
drammi, né marciumi!

Un articolo di: Le piante di Giulia - su Instagram: @_theplantsitter_

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Come annaffiare le piante in modo corretto

L'acqua è fondamentale per il 99,99% delle forme di vita sulla Terra.

Annaffiare le piante da interno è semplice, ma quando si conoscono bene le caratteristiche della pianta e le sue esigenze. Perché complicare le cose quando non serve? Leggi questo articolo per scoprire come annaffiare le piante da interno in modo corretto.

Per una corretta annaffiatura bisogna tenere in considerazione questi 3 fattori:
• Temperatura esterna ed interna
• Tipologia della pianta
• Dimensioni della pianta

TEMPERATURA E STAGIONI

Proprio come piante diverse necessitano di quantità variabili di luce, piante diverse necessitano di quantità variabili di acqua. Pensa all'ambiente naturale delle tue piante: è piovoso e tropicale o caldo e secco? Queste semplici domande ti aiuteranno a valutare di quanta acqua ha bisogno la tua pianta.
L'acqua fornisce supporto strutturale, raffredda la tua pianta e trasposta i minerali nei posti giusti.


Le cellule vegetali sono come palloncini d'acqua. Quando sono pieni, diventano rigidi e la tua pianta sta in piedi. Quando manca l'acqua, le cellule si sgonfiano e la pianta sembra appassita: un chiaro segno che la tua pianta ha bisogno di più acqua.

E’ lo stesso sistema idraulico che utilizzano anche le radici per crescere e spostare gli ostacoli che ritrovano nel terreno.
Quando innaffi la tua pianta, avviene un processo invisibile chiamato traspirazione in cui il sole fa evaporare l'acqua dalle foglie attraverso i pori stomatici, causando la perdita di acqua nella foglia. Ecco perché è necessario nebulizzare acqua sulle foglie.

Idealmente, l'acqua viene estratta dalle radici, ma se le radici sono secche, l'acqua viene prelevata dalle foglie stesse che rischiano di appassire. L’ingiallimento delle foglie è quasi sempre segno di troppa acqua ma a volte indica che la pianta soffre la mancanza di acqua.
Come in tutte le cose ci vuole l’equilibrio giusto. Troppa acqua impedisce alla pianta di ricevere sufficiente ossigeno dal terreno mentre poca acqua porta la pianta a disidratarsi.

In estate.

Quando è più caldo è necessario annaffiare più spesso. Un metodo molto pratico è quello di infilare il dito nella terra circa 2 cm e se la terra è secca allora bisogna annaffiare, altrimenti no.
Le piante che sono esposte a nord e quini all’ombra vanno annaffiate di rado perché perdono molto meno acqua rispetto alle piante che ricevono la luce del sole, anche se indiretta.

In inverno.

I termosifoni seccano l’aria nell’abitazione perciò le nebulizzazioni sono indispensabili. Le piante da appartamento vivo benissimo dentro casa ma la maggior parte di loro hanno bisogno di aria umida per uno sviluppo equilibrato.

Il metodo più corretto per annaffiare le piante è immergerle in una bacinella o secchio d’acqua tiepida - 1 volta a settimana o due in base alle temperature – la tua pianta da interno fino a quando le bollicine d’aria non fuoriescono più. Appoggiare la pianta da una parte fino a quando l’acqua in eccesso scorre via poi si può rimettere nel suo coprivaso.

Le piante possono annegare se rimangono immerse nell’acqua per più tempo perché come noi, le radici della pianta hanno bisogno di respirare.
Se il terreno viene lasciato troppo umido per troppo tempo, può causare marciume radicale. D'altra parte, se il terreno della tua pianta è costantemente troppo secco, probabilmente stai sott'acqua. Lasciare asciugare il terreno prima di annaffiare è fondamentale affinché le piante ricevano il perfetto equilibrio di acqua e ossigeno.

TIPOLOGIA DELLA PIANTA

I nativi del deserto come i cactus e le piante grasse amano rimanere asciutti e trarranno beneficio da meno acqua. Quando innaffi i tuoi cactus, le piante grasse e gli euforbi, sentiti libero di metterli a bagno, ma assicurati che si asciughino completamente - aspetta alcune settimane (anche mesi) prima di annaffiare di nuovo. Le felci amanti dell'umidità hanno bisogno di una buona annaffiatura una o due volte alla settimana. Mentre le piante a foglia larga o cespugli vanno matte per le nebulizzazioni. L'idratazione delle foglie è importante quanto per noi umani avere una pelle ben idratata.


Durante l'estate, quando il sole è più intenso, potrebbe essere necessario annaffiare più regolarmente le piante grasse più piccole, circa una volta ogni due settimane circa, rispetto a una volta al mese in bassa stagione. Felci e piante tropicali dovranno essere annaffiate una volta alla settimana. Per queste piante, assicurati che i livelli di umidità rimangano alti durante i mesi più caldi. Alcune felci amano il terreno che è sempre umido (da non confondere con bagnato fradicio).
L'acqua trasporta lo zucchero disciolto e altri nutrienti attraverso la pianta. Quindi, senza il giusto equilibrio dell'acqua, la pianta non solo è malnutrita, ma è anche fisicamente debole e non può sostenere il proprio peso.

DIMENSIONI DELLA PIANTA

La dimensione della pianta determinerà anche di quanta acqua ha bisogno la tua pianta. In vasi più piccoli il terreno si asciugherà più velocemente rispetto a vasi più grandi con molto terreno. Se hai due piante uguali e una è più grande dell'altra, una avrà bisogno di acqua più spesso dell'altra.
Per le piante più piccole fare un semi-ammollo e non esagerate con l’acqua, una pianta piccola ha radici e foglie piccole quindi meno bisogno di acqua. Una pianta con un apparato radicale molto sviluppato e foglie gradi ha bisogno di molta acqua.

CONSIGLIO FURBO

Le piante non vanno molto d'accordo con l'acqua del rubinetto principalmente per una ragione: il calcare. Nel tempo, il calcare che si deposita sulle radici impedisce alla pianta di assorbire dalla terra i nutrienti di qui ha bisogno. Una soluzione sarebbe far bollire l'acqua e lasciarla raffreddare, in questo modo il calcare si deposita sul fondo della pentola.

Un'altra soluzione sarebbe aggiungere qualche goccia di aceto di mele nell'acqua, scioglierà parte del calcare.

CONCLUSIONE

Ci sono casi speciali, ma la maggior parte delle piante da interno hanno bisogno della stessa cura. Ad alcune piante piace asciugarsi tra l'irrigazione e altre no, ma la maggior parte delle piante, specialmente in un giardino, non vuole diventare completamente secca.
Alcune piante vanno in letargo e smettono di crescere, ad esempio i bulbi primaverili. In genere vogliono essere asciutti durante la fase dormiente.
A meno che tu non abbia qualche motivo per cure speciali, tratta tutte le piante in crescita allo stesso modo. Innaffia quando il terreno inizia ad asciugarsi e rispetta le indicazioni riportare nell’etichetta (passaporto fitto sanitario della pianta).

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